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La de-estinzione, il processo di resurrezione di specie estinte attraverso la biotecnologia, è passata dalla fantascienza alla realtà tecnologica. Entro il 2025, progetti come quelli per il mammut lanoso e il tilacino stanno progredendo rapidamente, innescando un acceso dibattito tra scienziati, ecologi e filosofi sull’opportunità, e a quali condizioni, di riportare in vita specie che la natura (e spesso l’umanità) ha eliminato.
Cos’è la de-estinzione e come funziona?
Tecniche chiave nel 2025
- Clonazione con DNA antico:
- Estrazione di materiale genetico da resti conservati
- Impianto in uova di specie viventi affini
- Esempio: Stambecco dei Pirenei (Capra pyrenaica pyrenaica), clonato brevemente nel 2003
- Editing genetico CRISPR-Cas9:
- Modifica del genoma di specie esistenti per ricreare fenotipi estinti
- Progetto principale: Mammut lanoso → Elefante asiatico con geni di resistenza al freddo
- Selezione inversa:
- Allevamento selettivo per recuperare tratti ancestrali
- Esempio: Progetto Taurus per ricreare l’uro
- Sintesi del genoma intero:
- Ricostruzione digitale e sintesi chimica di genomi completi
- Ancora in fase di sviluppo, ma promette una maggiore accuratezza
Progetti attuali più avanzati
1. Mammut lanoso (Mammuthus primigenius)
- Guidato da: Colossal Biosciences (USA)
- Stato: Completata l’editing di 60 geni chiave nell’elefante asiatico
- Sfide: Gestazione (22 mesi), comportamento sociale, ecosistema idoneo
- Costo stimato: 75 milioni di dollari
2. Tilacino o tigre della Tasmania (Thylacinus cynocephalus)
- Guidato da: Università di Melbourne + Colossal
- Progressi: Sequenziamento dell’intero genoma da esemplari museali
- Specie surrogata: Topo marsupiale dalla coda grassa (geneticamente simile)
3. Piccione migratore (Ectopistes migratorius)
- Guidato da: Revive & Restore (USA)
- Risultato: 200 geni editati nel piccione migratore
- Vantaggio: Ciclo riproduttivo breve (consente una rapida iterazione)
4. Rana gastrotracheale australiana (Rheobatrachus silus)
- Caratteristica unica: Incubazione unica: Uova nello stomaco
- Svolta: Clonazione di cellule conservate in 1970
- Importanza: Recupero di un adattamento evolutivo unico
Argomenti a favore: Perché dovremmo farlo
1. Ripristino ecologico
- Specie chiave: Recuperare le funzioni ecosistemiche perdute
- Esempio: I mammut nella tundra potrebbero:
- Compattare la neve, riducendo l’isolamento termico del permafrost
- Stimolare la crescita di praterie che riflettono più luce solare
- Impatto: Potenziale mitigazione del cambiamento climatico artico
2. Giustizia intergenerazionale
- Responsabilità morale: Correggere le estinzioni causate dall’uomo
- Specie candidate prioritarie:
- Dodo (Raphus cucullatus): Cacciato fino all’estinzione nel 1662
- Moa gigante: Eliminato dai Māori in Nuova Zelanda
3. Progresso scientifico
- Tecnologie derivate:
- Conservazione delle specie in via di estinzione attraverso banche dei semi Genetica
- Resistenza alle malattie nel bestiame e nelle colture
- Medicina rigenerativa umana
4. Consapevolezza ambientale
- “Specie bandiera”: Attrarre l’attenzione del pubblico Attenzione e finanziamenti
- Educazione vivente: simboli tangibili della fragilità della biodiversità
Argomenti contrari: rischi e critiche
1. Priorità sbagliate
- Costo opportunità: i 75 milioni di dollari per il mammut potrebbero proteggere 300 specie attualmente in via di estinzione
- Cifre:
- Conservazione convenzionale: 1.000-50.000 dollari all’anno per specie
- De-estinzione: 500.000-5 milioni di dollari per individuo creato
2. Sfide ecologiche
- “Creature da laboratorio”: senza cultura trasmessa o adattamenti comportamentali
- Esempio: mammut senza una mandria che insegni le rotte migratorie
- Effetti imprevedibili sull’ecosistema: le specie reintrodotte possono diventare invasive
3. Benessere animale
- Potenziale sofferenza: animali geneticamente modificati con problemi di salute
- Isolamento: i primi del loro genere in migliaia di anni
- Mancanza di habitat naturale: molti ecosistemi originali sono scomparsi
4. Falsa soluzione
- “Morale permesso”: credere di poter riparare ciò che rompiamo
- Disincentivo alla conservazione: “Se si estinguono, li riporteremo in vita”
- Paradosso: abbiamo bisogno di habitat intatti per liberare le specie resuscitate

Posizioni della comunità scientifica nel 2025
A favore con condizioni (60% secondo l’indagine Nature)
- Criteri proposti:
- Causa umana: Uniche specie portate all’estinzione dall’attività umana diretta
- Habitat disponibile: Ecosistemi in grado di sostenerle
- Funzione ecologica: Devono svolgere un ruolo specifico nel ripristino
- Tecnologia matura: Ridurre al minimo la sofferenza durante il processo
Neutrale/Scettico (30%)
- Posizione: Ricerca di base sì, applicazione pratica con estrema cautela
- Proposta: Criobanche genetiche come “polizza assicurativa”
Apertamente contrario (10%)
- Argomentazione principale: È meglio investire i soldi nella protezione della biodiversità esistente
- Citazione rappresentativa: “Non possiamo salvare ciò che abbiamo e vogliamo ottenerne di più?”
Quadro normativo emergente
Linee guida internazionali
- IUCN (2024): “Linee guida per considerazioni etiche ed ecologiche”
- Biosicurezza UE: Protocolli per gli organismi storicamente modificati
- Convenzione sulla diversità biologica: Emendamento sugli “organismi estinti in passato”
Categorie proposte per le specie resuscitate
- Conservazione ex situ: Solo in strutture controllate
- Reintroduzione sperimentale: Aree recintate su larga scala
- Rilascio completo: Solo se viene dimostrato un beneficio netto per l’ecosistema
Alternative: Approcci preventivi
Banche genomiche viventi
- Progetto “Arca congelata”: Conserva il DNA di 48.000 specie minacciate
- Archivio lunare: Backup sulla Luna (progetto 2028)
Corridoi di conservazione
- Iniziativa 30×30: Proteggere il 30% delle aree terrestri e marine entro il 2030
- Connettività: Favorire le migrazioni naturali e l’adattamento
Tecnologia per Specie viventi
- CRISPR per la conservazione: Resistenza alle malattie negli anfibi
- Clonazione di emergenza: Per specie con meno di 10 individui
Il futuro: Scenari probabili
2025-2030: Prima generazione
- Risultati: Numerosi individui di specie “facili” (anfibi, uccelli)
- Luogo: Principalmente zoo e riserve recintate
- Impatto: Principalmente educativo e basato sulla ricerca
2030-2040: Reintroduzioni limitate
- Candidati: Specie con un chiaro ruolo ecologico e habitat disponibile
- Esempio: Piccione migratore in foreste gestite
- Condizione: Monitoraggio intensivo con tecnologie satellitari e droni
Post-2040: Ingegneria degli ecosistemi
- Visione: “Parchi del Pleistocene” con numerose specie resuscitate
- Luoghi: Siberia, Alaska, isole con controlli di biosicurezza
- Obiettivo: Mitigazione del clima + ripristino ecologico
“La domanda non è se possiamo far rivivere le specie, ma se “Dovremmo. E se lo facessimo, quale versione del passato stiamo cercando di ricreare e a beneficio di chi?” — Dott.ssa Susana Martínez, bioeticista presso il Consiglio europeo della ricerca.


